Sicurezza garantita ???
Scheda A.4.02 - Inserimento: 1.2009 - Autore: m.r.
Una Volante che sgomma per uscire dalla Questura (e a bordo non c'è nessun arrestato, o pattuglia all'inseguimento)...
il carabiniere che indica il luogo del delitto (successo magari il giorno prima)...
la pattuglia della Stradale che vigila severa sulle nostre spensierate vacanze (e poi c'è il giornalista del Corriere che fa tutta l'Autosole sotto ferragosto e non ne vede una)...
i baschi verdi della Finanza che scoprono un clandestino sotto al camion (e che vogliono spostarlo a favore di telecamera, come mostrato dall'ineguagliabile 'Striscia la notizia')...
le forze dell'ordine che assaltano un casolare con presunti latitanti armati all'interno (ma che vengono riprese di fronte, dal lato del casolare dove evidentemente c'è solo il cameraman)...
nel Paese in cui la gente sembra che si senta la più insicura del mondo occidentale, non c'è un giornale o un tigì senza un profluvio di divise rassicuranti.
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Sono quasi tutte staged photo. Foto e filmati impostati. A volte anche ore dopo l'episodio cui si riferiscono, se non addirittura in luoghi diversi.
Una volta negli archivi delle immagini ce n'era una certa dose, e nella vecchia Rai passavano a turno con la dicitura 'Immagini di repertorio', ma oggi la frenesia dell'informazione (?) fa sì che nella gran parte dei casi si vada sul posto a filmare... il repertorio per poter togliere la scritta.
E' assolutamente umano che un agente non disdegni di 'andare sui giornali' per farsi vedere dalla morosa: oltretutto sono proprio quelli che rischiano la pelle ogni volta che inizia un turno, e non saremo certo noi a condannare una così piccola debolezza a questi veri 'servi dello Stato'. Che oltretutto spesso lo fanno solo per dare una mano ai fotografi !
Ma è un po' meno umana è la scelta sistematica di "promozione dell'immagine" (si dice così), come in quelle grandi città dove c'è l'ordine di mandare le pattuglie sul posto su richiesta dei fotoreporter, solo per farle immortalare sul luogo del delitto... avvenuto magari la notte prima ("ma solo per un quarto d'ora"): è meno umano perchè un conto è un piccolo gesto individuale, un altro conto è pianificare auto-pubblicità per mostrare un'efficienza che il sistema-sicurezza non sa dare.
Un altro conto ancora, poi, è il sistema mediatico che ormai da anni ha messo in cantina la scritta 'Immagini di repertorio' e le raccomandazioni dei codici deontologici e da anni produce a nastro queste rappresentazioni immaginarie della realtà.
Qui ne mostriamo una mini-selezione a caso solo per suggerire una riflessione sul tema.
Ivi compresa una piccola chicca finale.
ESEMPIO 1 - ECCO COME AVVENGONO QUESTE... 'RICOSTRUZIONI'
Ecco un esempio: 20 maggio 2008, un triste episodio di cronaca con un giovane che tenta un suicidio atroce.
La notizia merita ampio spazio su tutti i giornali: si noti, qui sotto, l'immagine principale scelta da La Stampa, e, a destra, una sequenza reperita sul web di come è stata costruita:
L'immagine dell'auto bruciata (in alto) è evidentemente troppo 'piatta', e dunque si chiede agli agenti di avvicinarsi, fingendo un sopralluogo o l'avvio dell'indagine, mentre i fotografi scattano...
Pazientemente gli agenti esaudiscono i desideri dei fotografi (di regola è una direttiva 'dall'alto' e non solo una iniziativa degli agenti!), si muovono in diversi punti della scena, e vanno anche ad alternarsi di fronte al portone dell'azienda dove lavorava il giovane...
In quest'ultima classicissima immagine del "poliziotto che indica il luogo del delitto" si vedono spuntare sul fondo ben 3 cameramen.
Compreso il fotografo che ha scattato questa immagine, dunque, sono almeno 4 i videogiornalisti che stanno muovendosi e organizzando la scenetta.
Ovviamente non stiamo parlando di questa o quell'altra forza dell'ordine: è una prassi assolutamente diffusa. Qui, a osservare "il luogo del delitto" è un carabiniere...
...mentre per gli incidenti stradali il protagonista è il classico vigile urbano.
:-)
ESEMPIO 2 - E SE MANCA IL POLIZIOTTO ? CI SI ARRANGIA COSI'...
E' molto importante avere figure che danno vita alla scena, e profondità di campo alla foto. Se non c'è la bambolina-oggetto tipica, avere una figura diventa a volte un imperativo.
E se non c'è il poliziotto? Beh, si mettono in posa passanti e altri 'attori'.
In questo esempio c'era stato, sì, un episodio di 'nera' (la strage di Erba, con la famiglia massacrata dai vicini di casa), 'arricchita' dall'icona del marito tunisino prima sospettato ingiustamente, poi protagonista di altre vicende (presunta vendita dell'esclusiva fotografica del funerale, spaccio di droga...).
Una storia che doveva essere seguita a lungo, anche dopo il primo momento della narrazione del delitto.
Che si fa in redazione, per esempio, dopo qualche giorno o settimana, se si vuole corredare gli aggiornamenti dell'inchiesta? Classicamente si manda il fotografo.
Ma che fa il fotografo, su una scena 'fredda'?
Si arrangia con passanti, colleghi, vicini di casa, e se è fortunato magari trova pure la bambolina vera...
In alto il problema: una scena troppo piatta, da arricchire con delle figurine... come quelle qui a fianco, riprese sia dall'esterno che dall'interno del cancello.
Il cancello è lontano dalla casa: occorre rimpolpare l'inquadratura. Qui si noti che la bambolina che appare già in alto (peluche blu) è ulteriormente arricchita dalla classica poesia 'in memoria', fatta al computer e messa nella busta di plastica da ufficio, che non manca mai tra i segni della moderna pietas popolare
Qui si noti invece il super-classico che non manca mai:
il fotografo che fotografa il fotografo (o cameraman).
La scena è piattissima, e un foglio della magistratura con l'ordine di sequestro affisso alla porta è la cosa più banale del mondo. Un ottimo figurante può essere il collega che entra in scena, mentre una buona regola di educazione è quella poi di mettersi a disposizione per fare altrettanto.
L'ultima sequenza è molto simpatica: il/i fotografo/i prendono un figurante per dare profondità di campo e senso di allarme all'ennesima porta piatta.
Con ogni probabilità fermano un vicino che passa mentre porta fuori il cane a fare la pipì. Immaginiamo il dialogo: "Scusi, può mettersi davanti alla porta, fingendo di leggere l'ordine di sequestro?".
L'uomo accontenta i fotografi e sta fermo (ovviamente da 3-4 metri è difficile che possa leggere alcunchè...), mentre i fotografi ronzano intorno e cambiano posizione. Un po' di scatti qui, un po' di là...
Il vicino è una persona paziente e aspetta.
Il cane, invece, pare aver fretta di andare a fare la pipì, e si muove: "Ma cosa avrà da stare qui fermo, il mio padrone? E quelli che hanno da fotografarmi?"...
Questa è la vita quotidiana dei fotografi e dei cameramen. E questa è ormai la produzione quotidiana prevalente in Italia.
Sono trucchetti innocenti? Mica tanto -ripetiamo- se finiscono col dare una immagine distorta di una realtà delicata, come in questo caso quella della sicurezza reale della comunità.
E in ogni caso ricordiamo il problema dell'effetto della 'osservazione partecipante': questa NON è la realtà, ma una sua rappresentazione mediata. A volte molto mediata. A volte troppo...
PISTOLOTTO FINALE SULLA FAME DI 'IMMAGINE'
Abbiamo visto soprattutto nella prima parte immagini simil-vere: agenti vari in posa per 'rappresentare' un intervento, per dare l'idea di una azione riparatrice della ferita sociale da parte della forza pubblica, ecc.
Cioè sono immagini che partono dalla realtà per entrare nella dimensione della mediazione, se non della vera e propria fiction.
Gli interessi veri, materiali, non mancano: si pensi solo agli interessi 'di categoria' ("la Questura", "le forze dell'ordine") che vuole essere ben rappresentata, oppure agli interessi politici di dare una buona "percezione della sicurezza". Si dice proprio così, soprattutto quando la gente non ne può più dell'insicurezza reale.
Contestualmente si noti cosa avviene dalla direzione opposta: dalla fiction verso la realtà.
Quante serie tv riguardano ormai Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, Guardia costiera e chi più ne ha più ne metta, compresa la Polizia penitenziaria? Queste serie tv sono un'infinità, in particolare dalla tv di Stato, che così ben rappresenta e produce "buona immagine"... a questi altri segmenti dello stesso Stato.
Ma siccome c'è sempre un Figlio del Dio minore, da qualche parte, ecco una burocrazia dimenticata dalla gloria che protesta: 'ma come, gli altri sì e noi no?'.
Ecco allora un episodio rivelatore quando per un attimo si alza un velo di verità.
E' un pezzo da leggere: il "messaggio positivo" (ovviamente) che deve essere veicolato dalla televisione, la rappresentazione buonista che deve prevalere, una bella dose di invidia per la Finanza che è anche lei agli onori delle cronache anche se (testuale loro !!!) è la polizia "che gli italiani odiano", la delusione di non essere ancora riusciti a farcela, l'arrabbiatura per essere superati persino dalla polizia penitenziaria...
E' da leggere, poi, il servizio sotto, con l'autore che racconta le pressioni e le censure e gli interessi in ballo, e le macchiette degli eroi "superbuoni" fino a un prodotto che annoia anche la sua mamma di 70 anni.
Il paragone va dritto a un esempio di censura di regime ("Il fascismo ... che aveva imposto che gli assassini non fossero mai italiani), e racconta i trtatti del regime-che-non-vuole-essere-un-regime: l'eroe è buono e in servizio non beve neanche un amaro.
E' solo fiction di Stato, d'accordo. Solo fiction. Ma è fiction che dice di raccontare la realtà, mentre (in alto) la realtà viene raccontata come fiction.
Fiction e realtà: sui media il confine è diventato molto sottile. E un po' troppo spesso è sparito.
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