Giornalisti o Vittimisti ?

Scheda B.1.01 - Inserimento: 10.10.2009 - Autore: s.d.r.
Roma, 3 ottobre 2009, Piazza del Popolo - Manifestazione a "difesa della libertà di stampa".

Governo e opposizione sono ai ferri corti, Berlusconi dopo la 'vicenda D'Addario' denuncia due quotidiani per le loro cronache, mentre vengono esercitate forti pressioni su trasmissioni dichiaratamente di parte, come 'Annozero'.

Berlusconi e il suo governo attaccano la libertà di stampa (punto di vista 'di sinistra') o semplicemente reagiscono cercando di porre dei freni a un eccesso di faziosità (punto di vista 'di destra')?
Ognuno di noi ha le proprie risposte.

Qui però vediamo come entrano in funzione i più classici meccanismi del vittimismo, e come, grazie ad essi, si costruiscono convinzioni su presupposti anche inesistenti. Vediamo quasi 'in vitro' come può nascere una costruzione mentale meramente ideologica.
I presupposti di base di questa costruzione vittimista sono tre: ESAGERAZIONE, SVIAMENTO, IRRAZIONALITA'.
Quante persone hanno aderito alla manifestazione?

Il resoconto de La Stampa dice "decine di migliaia" nel titolo. Nel testo specifica che secondo 'esperti' erano "al massimo 80.000", mentre "la Questura dichiara 60.000".

Già proprio La Stampa almeno in un caso aveva aveva messo a nudo le esagerazioni dei politici, verificando che le stime professionali della Questura erano esatte. Di questa verifica (imbarazzata) e delle esagerazioni politiche avevamo scritto nella SCHEDA A.3.02 UNO, NESSUNO, CENTOMILA.

In quella scheda vediamo esagerazioni 'di partito' che moltiplicano anche fino a 9 volte i partecipanti reali.

E i giornalisti, cioè i... professionisti dell'oggettività?

Qui si accontentano... di moltiplicare per 5 il dato reale, salvo l'astuzia di mettere due cifre nel testo dopo aver 'sparato' il titolo.

Qui vedete l'esagerazione di Repubblica e, peggio che mai, della FNSI, cioè il sindacato unico (o quasi) dei giornalisti italiani: dichiarano 300.000 partecipanti.
  
1. ESAGERAZIONE - UN ESEMPIO
Per una migliore valutazione dei fatti bisogna tenere presente che i giornalisti italiani censiti dalla mutua di categoria sono circa 18.000, ai quali vanno aggiunti 16.000 con un reddito minimo che permette loro di aderire al cosiddetto Inpgi2. In totale, ad essere generosi, 34.000 persone, di cui è ragionevole pensare che solo una piccola parte si sia recata a Roma, essendo tra l'altro le proprie redazioni in piena attività.
Una stima realistica porta quindi a queste cifre: 60-70.000 partecipanti, di cui 3-5.000 giornalisti. I racconti da 300.000 unità sono stati cioè i racconti di un evento inesistente.



2. SVIAMENTO / OMISSIONE - UN ESEMPIO
Qui prescindiamo completamente da 'destra' e 'sinistra', ma bisogna dire che ben pochi tra i media 'politicamente corretti' hanno segnalato che, mentre la manifestazione nasceva anche dalla "minaccia alla libertà di stampa" costituita dalle due denunce di Berlusconi a Repubblica e l'Unità, con richieste totali di 3 milioni di euro di danni, in realtà tra le adesioni più significative si registravano... quelle di politici che si erano già distinti per fior di denunce a giornalisti e giornali di opposto orientamento: tra di essi Massimo D'Alema (3 miliardi si lire chiesti nel 1999 per una vignetta di Forattini, con querela ritirata solo dopo l'abbandono di Repubblica da parte dello stesso vignettista: "...sono stato un anno e mezzo in ansia e questa storia mi ha cambiato la vita e mi ha fatto cambiare giornale da Repubblica alla Stampa»"), oppure Antonio di Pietro (le cui querele al Giornale e ad altri media sembra che portino a richieste per un totale generale di 5,8 milioni di euro).

Lo stesso direttore del TG1, Augusto Minzolini, è stato criticato in termini politici per aver ricordato un dato di fatto: su 430 querele di politici contro giornali e giornalisti avvenute negli ultimi 10 anni, quasi il 70% è stato di politici 'di sinistra'.

E' del tutto evidente che la partita che si è giocata -e si continua a giocare- sul tema dell'informazione è una partita politica, con retroscena (da tutte le parti) spesso neppure immaginabili. E su questo ognuno ha le sue opinioni.
E' però altrettanto evidente che costruire una visione 'di categoria' su dati così diversi dal reale o contradditori, spinge tutto su un piano di assoluta irrazionalità.

3. IRRAZIONALITA': IL CUORE DELLA MITOLOGIA VITTIMISTA
Sia ben chiaro: per fortuna anche in Italia ci sono giornalisti capaci di essere addirittura autentici eroi.  Basti ricordare quale può essere la difficoltà di chi vuole scrivere seriamente di mafia: si calcola che nel 2009 circa 200 giornalisti hanno ricevuto minacce. 10, inoltre, vivono sotto scorta, come si legge in questo documento impressionante.

Ciò premesso non è neanche bello che la autentica nobiltà di una parte venga usata per coprire tutto, tutti... e i misfatti.

Ma vediamo qual è la reale entità del rischio corso invece da chi si occupa di cronaca 'normale' o di politica, e che normalmente riceve querele da politici. Dopo aver ancora aggiunto che nella norma dei casi tutti i giornalisti 'garantiti' (cioè assunti) sono di regola coperti comunque dalle proprie testate: il grosso del rischio economico, insomma, è delle aziende. E, nel caso della Rai, il rischio si scarica sui contribuenti.

Questa precisazione è indispensabile per capire che in realtà c'è anche un meccanismo di deresponsabilizzazione dei giornalisti, che non spinge in direzione della precisione e della correttezza.



CHIEDERE MILIONI NON E' PECCATO, RICEVERLI E' UN'ALTRA COSA...
Qualunque persona si ritenga diffamata da un organo di informazione e voglia adire le vie legali, ha di fronte a sè 2 strade: la denuncia penale, di regola seguita da quella in sede civile per avere la ristorazione dei danni, oppure direttamente il procedimento civile con richiesta di danni.

Berlusconi ha chiesto un totale di 3 milioni di euro di danni a Repubblica e l'Unità, ma queste richieste milionarie sono ormai la norma. Per molti (politici e no) queste ingenti richieste servono anche per spaventare i giornali, e i giornalisti 'non garantiti': ricordiamo la frase di Forattini dopo la vicenda della querela di D'Alema: "...sono stato un anno e mezzo in ansia e questa storia mi ha cambiato la vita e mi ha fatto cambiare giornale da Repubblica alla Stampa".


LA VERITA' DEI FATTI E' PERO' CHE NEI CASI DI CONDANNA I GIUDICI CONCEDONO UNA FRAZIONE MINIMA DI RISARCIMENTI RISPETTO ALLE RICHIESTE. LE CIFRE SPAVENTOSE DI MILIONATE DI EURO APPARTENGONO -ANCORA UNA VOLTA- AL MONDO DELLE IDEE... SBAGLIATE.
Dal sito di Franco Abruzzo (attivissimo ex presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia) ecco alcuni studi.



DOCUMENTO 1
Cominciamo da quello riferito agli anni 2001-2002, che si può scaricare qui, e di cui pubblichiamo uno stralcio: è la tabella qui a destra.


DOCUMENTO 2
Continuiamo segnalando un altro documento che si può scaricare qui dal sito di Abruzzo.
E' sempre uno dei primi studi (anni 2001-2001) concentrato su un campione di 83 sentenze civili: la media dei danni concessi è inferiore ai 15.000 euro, dopo che in quasi metà dei casi (44%) la richiesta è stata respinta.


DOCUMENTO 3
Ancora in sede civile, ecco un altro studio su 70 sentenze emesse in Appello tra il 2003 e il 2005, che è scaricabile qui


DOCUMENTO 4
Una analisi di 195 sentenze penali (Corte di Appello di Milano, 2003-2005) è invece scaricabile qui.


Qualche esempio concreto?

Eccone uno su Michele Santoro:
Varese, 5 novembre 2007. Michele Santoro è stato condannato a pagare una sanzione di mille euro per diffamazione dal Tribunale di Varese. Santoro era stato querelato dal fondatore dell'associazione varesina Terra Insubre dopo che questa, vicina alla Lega Nord, era stata citata durante una puntata della trasmissione 'Il raggio verde', nel 2000, e accostata ad associazioni xenofobe. Il giudice monocratico - che ha invece assolto al termine del medesimo processo i due giornalisti che hanno confezionato e commentato il servizio sotto accusa, Maurizio Torrealta e Paolo Mondani - ha deciso che Santoro dovrà pagare 10mila euro di danni e 2.500 euro di spese processuali per ciascuna delle tre parti civili costituitesi. (ANSA).

Uno che riguarda Marco Travaglio:
Roma, 15 ottobre 2008. Il giornalista Marco Travaglio è stato condannato oggi dal giudice di Roma Roberta Di Gioia a otto mesi di reclusione, con sospensione della pena, e a 100 euro di multa per diffamazione nei confronti dell'ex deputato Cesare Previti. Il processo era scaturito da un servizio, intitolato 'Patto scellerato tra mafia e Forza Italia' apparso sul settimanale L'Espresso il 3 ottobre del 2002. A Travaglio, che dovrà risarcire Previti con 20 mila euro, è stata inflitta una pena addirittura superiore alle richieste del pm (500 euro di multa). Il giudice ha anche condannato Daniela Hamaui, all'epoca dei fatti direttore del settimanale, a cinque mesi di reclusione (anche per lei sospensione della pena) e 75 euro di multa. (ANSA).

CIFRE IN EURO
SEDE CIVILE
SEDE PENALE
DANNI RICHIESTI
(MEDIA)
173.241
744.326
DANNI LIQUIDATI
IN 1° GRADO
15.400
(MAX 46.400)
23.211
(MAX 41.316)
DANNI LIQUIDATI
IN 2° GRADO
17.606
(MAX 36.150)
12.744
(MAX 20.658)
DANNI LIQUIDATI
IN MEDIA
16.503
(PARI AL 9,5%)
17.977
(PARI AL 2,4%)
E dunque: adesioni moltiplicate, verità omesse, minacce gonfiate... ma perchè esagerare in questo modo?
La cultura del piagnisteo mostra una vocazione al vittimismo che ha poco di professionale e molto di politico. E, soprattutto, come si è visto, che poggia su dati di realtà mistificata o letteralmente inesistente.

Spesso, insomma, il vittimismo poggia sul racconto di un mondo che non c'è.

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4. E I RISULTATI ? CHI DI POLITICA FERISCE...
Naturalmente non esiste al mondo un sindacato di categoria capace di fare mobilitazioni di piazza enormemente superiori ai propri associati. Soprattutto nel caso della categoria dei giornalisti italiani, così vistosamente ricca di contraddizioni, divisa com'è tra la base data da una moltitudine di giovani iper-sfruttati e un vertice di garantiti con pochi vip strapagati.

E infatti la FNSI non ha fatto eccezione: non avendo la forza di organizzare nulla di importante, in pratica ha affidato l'allestimento della manifestazione ad altri sindacati e partiti (come si vede anche dai palloni della foto in alto).

Una manifestazione apparentemente di categoria ma in realtà politica. E, dato che le contraddizioni prima o poi si pagano, ecco alcuni risultati.
(ANSA) - ROMA, 3 OTT - "Mi spiace non aver potuto partecipare all'iniziativa della Fnsi sulla libertà di stampa. Ho semplicemente sbagliato piazza e mi sono ritrovato in una manifestazione del Pd, di Rifondazione Comunista con la partecipazione di Cgil e di tanti esponenti dello spettacolo", ha dichiarato all'ANSA il segretario del consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino."C'era anche il sosia dell'onorevole Antonio Di Pietro perché non poteva certo essere il leader dell'Italia dei valori, primatista tra i politici delle cause contro i giornalisti", ha concluso Iacopino.
Roma, 3 ott. (Adnkronos) - I tre consiglieri nazionali e i tre consiglieri dell'Associazione stampa romana che si riconosconmo nella componente Fns-l'Alternativa affermano che: "Con la manifestazione di oggi, la Fnsi si sta suicidando e di fatto sta scrivendo la parola 'fine' all'esperienza del sindacato unico". E' quanto sostengono i consiglieri della Fnsi e dell'Asr, che si riconoscono nella componente L'Alternativa (...) "L'ennesima conferma e' la manifestazione per la psuedo-liberta' di stampa di oggi, in realta' una difesa della loro liberta' di usare il sindacato per mascherare una propaganda di parte. Questa pretestuosa iniziativa politica, voluta da una dirigenza che gia' aveva concluso un vergognoso contratto (...) pone il problema ormai ineludibile di un sindacato che non tutela davvero tutti coloro che fanno questo mestiere ma solo quanti lo fanno sotto un certo schieramento politico".

Ma se queste espressioni possono sembrare a loro volta dettate da preoccupazioni politiche, ecco l'opinione di uno dei veri giornalisti di frontiera, pluri-minacciato dalla mafia e certamente non 'garantito' che, pure, alla manifestazione ha partecipato:
MANIFESTAZIONE ROMA

Libertà di stampa, Pino Maniaci: "Fuori i giornalisti dalle segreterie di partito"
"Il danno dell'informazione è che risponde alla politica, dell'uno e dell'altro schieramento"

Il suo coraggio è stato più forte dei mafiosi che lo hanno minacciato. Dalla sua emittente di Partinico, alle porte di Palermo, Pino Maniaci ha continuato a essere un cronista libero. A fare nomi e cognomi di poltici corrotti e collusi. E sull'informazione italiana si chiede: "Oltre allo stuolo dei copia-incolla, lecchini, tesserati e gli addetti stampa cosa resta?". Guarda l'intervista video a Pino Maniaci
La mafia lo voleva ammazzare ma la sua voglia di libertà è stata più forte. Più della paura, del silenzio, delle minacce. Così da Telejato, a Partinico, cittadina del palermitano, Pino Maniaci ha continuato a chiamarli per nome i mafiosi, i politici corrotti e collusi. Lo ha fatto in una delle zone a più alto rischio mafioso, fra San Giuseppe Jato e Corleone. Da una tv che non conosce né riconosce padroni. Telejato è, infatti, gestita dal 1999 dallo stesso Pino Maniaci che lavora con la moglie ed i figli Letizia e Michele. Una piccola redazione e una famiglia dal grande coraggio. Anche l'animatore di Telejato era presente a Roma, alla manifestazione del 3 ottobre indetta dalla Federazione nazionale della stampa per la libertà di informazione.

"Una manifestazione politicizzata - dice Pino Maniaci all'Ami". Il problema è proprio questo, il nodo mortale che lega la stampa al mondo politico. "Spoliticizziamo il giornalismo, facciamolo uscire fuori dalle segreterie politiche. Oltre allo stuolo dei copia-incolla, 'lecchini', tesserati e addetti stampa cosa resta? Questo è il danno. L'informazione appartiene alla politica e fa quello che dice l'una e l'altra parte dello schieramento".
"La libertà di stampa -secondo il giornalista-  è realmente in pericolo nel nostro Paese". Ma quando si parla di libertà bisogna allargare la prospettiva. E fare un discorso sulla libertà in senso lato e sulla democrazia".
(ami - 2009-10-05 17:57:33)

Per ascoltare la voce di un giornalista libero e coraggioso, clicca sull'immagine.
Attenzione: i primi secondi sono quasi senza audio
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Clic sull'immagine oppure qui per il link alla straordinaria Telejato, la televisione più piccola e coraggiosa del mondo....