Lauren, la pacifista à la page

Scheda B.3.09 - Inserimento: 10.2010
LAUREN, LA PACIFISTA SI E' CONVERTITA ALL'ISLAM  (25 OTT 2010)
E dunque anche Lauren se n'è andata nel mondo dei più. Nel senso dei musulmani, naturalmente.
Pare che sia di moda, come la stessa Stampa ricorda (25 ottobre), citando Cat Stevens, vari artisti e una nobildonna carampana folgorata sulla via di Damasco e di un maritino poligamo ma più giovane di 42 anni.

Una notiziona. La si può osservare rimbalzare ovunque, come sempre accade nel copincollismo globale del web. Solo per citare qualche sito italiano, la si vede qui sul Corriere, qui su Repubblica, e ancora qui, qui e così via.

Addirittura qui, nel sito dell'Agenzia AGI, si suggerisce l'idea che la signora si sia convertita a botta calda, di rientro da un viaggio in Iran, che è un noto paradiso delle donne.

Ora, a parte il fatto straordinario che la signora non beve alcol addirittura da 6 settimane (ben 42 giorni, Inshallah !), almeno questa impressione che sia stato un risveglio improvviso merita una correzione.

La signora è infatti da tempo un mito del politicamente corretto pacifinto-islamista. Ed è il suo mito che merita questa scheda.
Di tanto in tanto questa pacifista à la page, che pure già lavora in televisione, finisce sulle pagine dei giornali di tutto il mondo.

Nel settembre 2008, due anni prima della attuale conversione, Lauren Booth sfidò i sette mari e la marina israeliana per consegnare importanti "aiuti umanitari" a Gaza. Ci riuscì, e per circa un mese vi stette per portare il suo conforto ai derelitti.

Ecco alcune immagini della sua perigliosa impresa umanitaria.
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LAUREN, LA PACIFISTA IN MISSIONE UMANITARIA NEL LAGER DI GAZA
Gaza, Settembre 2008 - Dopo le fatiche del portare "aiuti umanitari" un po' di meritato shopping etnico. Per rilassarsi e... per non dover tornare con la nave vuota ?
Gaza City, settembre 2008 - Qui invece le difficoltà di un soggiorno nella fame e nella precarietà, a malapena compensate da qualche spartana sagra tra un bombardamento e l'altro.
Gaza, settembre 2008 - Infine, prima di tornare nell'opulenza occidentale, le meritate premiazioni, riconoscomenti ufficiali per il coraggio dimostrato durante il soggiorno a 4 stelle, e un gioioso incontro con i massimi capi di Hamas, organizzazione terroristica certificata come tale dall'Europa, che ha per statuto lo scopo pacifista di "distruggere Israele".
Qui la pacifista in versione musulmana...
Assolutamente da non perdere, poi, questo link all'intervista -di ritorno dallo shopping umanitario- nella quale la giornalista pacifista dimostra come Gaza (foto sopra) non sia solo genericamente una "prigione", ma proprio "un campo di concentramento".
Cosa c'entra tutto questo con la rappresentazione mediatica? Semplice: è la parte di realtà che NON è stata raccontata dai media. Cin ciò nascondendo la realtà quando non quaglia con gli stereotipi.
I miti nascono anche per via negativa, cioè occultando il paesaggio reale quando non combacia con il PAESAGGIO MENTALE da costruire.
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