Groenlandia: il paradiso perduto tra ghiacci sciolti e metano

Groenlandia

La Groenlandia, terra leggendaria avvolta nei ghiacci e famosa per i suoi paesaggi innevati che sfidano il tempo, sta vivendo un periodo di cambiamenti climatici senza precedenti che destano profonde preoccupazioni per l’equilibrio ecologico del nostro pianeta. In risposta al riscaldamento globale, che negli ultimi decenni ha accelerato in modo significativo, la calotta glaciale dell’isola si è drasticamente ridotta. Le conseguenze di questo fenomeno sono state notevoli: oltre 11mila chilometri quadrati di ghiaccio sono andati persi, portando a un evidente aumento della vegetazione e a un’espansione delle paludi quattro volte superiore. Questi cambiamenti non solo hanno alterato l’aspetto fisico dell’isola, ma hanno anche avuto un impatto significativo sull’aumento delle emissioni di metano e sull’innalzamento del livello del mare, minacciando l’ecosistema globale.

Studi recenti condotti dall’Università di Leeds e pubblicati su Scientific Report hanno evidenziato l’entità di questa trasformazione ambientale. Analizzando dati satellitari raccolti nell’arco di quarant’anni, i ricercatori hanno rivelato un’espansione senza precedenti della copertura vegetale sulla Groenlandia, che si estende per oltre 87mila chilometri quadrati. L’improvvisa proliferazione della flora, particolarmente rigogliosa nelle vicinanze di Kangerlussuaq e nelle remote zone nord-orientali, rappresenta una diretta conseguenza del riscaldamento climatico, che procede a un ritmo doppio rispetto alla media globale dagli anni ’70.

Tra il 2007 e il 2012, il clima ha registrato un aumento delle temperature di 3 gradi Celsius al di sopra delle medie storiche, innescando un circolo vizioso di conseguenze ambientali. La crescita della vegetazione accelera la perdita di ghiaccio, consentendo a muschi, licheni e altre piante tipiche della tundra di colonizzare spazi un tempo dominati dai ghiacci. Questo fenomeno, a sua volta, favorisce ulteriormente la proliferazione della vegetazione, erodendo gradualmente la calotta glaciale.

Contemporaneamente, l’acqua derivante dallo scioglimento dei ghiacci trasporta sedimenti e fango, promuovendo la formazione di nuove paludi. Queste zone umide rappresentano fonti significative di metano, amplificando l’effetto serra e contribuendo al riscaldamento globale dell’atmosfera. La perdita di ghiaccio in Groenlandia svolge un ruolo fondamentale anche nell’innalzamento del livello del mare, con conseguenze preoccupanti sulle correnti oceaniche, tra cui la Corrente del Golfo. La diminuzione della salinità delle acque oceaniche, causata dall’ingresso di grandi quantità di acqua dolce, rischia di destabilizzare il sistema climatico responsabile delle temperature miti in Nord America e nell’Europa settentrionale.

In questo contesto, la Groenlandia rappresenta un campanello d’allarme per la comunità internazionale, sottolineando l’urgenza di adottare misure efficaci e coordinate per contrastare il cambiamento climatico. Questo impegno globale è essenziale per proteggere il fragile equilibrio del nostro pianeta, preservare la biodiversità, prevenire futuri disastri ambientali e garantire un’eredità sostenibile per le prossime generazioni.