I rischi nascosti del lavorare troppo: più danni che benefici!

Lavoro

Una nuova ricerca condotta da un team di ricercatori italiani, guidato dal prestigioso professor Cristian Balducci dell’Università di Bologna, ha gettato una luce rivoluzionaria sul fenomeno del workaholism, un problema che affligge sempre più la società moderna. Questa condizione, caratterizzata da un’ossessione compulsiva per il lavoro, ha dimostrato di avere effetti devastanti non solo sull’umore, ma anche sulla salute generale di coloro che ne sono affetti.

Il workaholism si manifesta quando gli impegni lavorativi, come scadenze, riunioni e progetti, diventano un’ossessione che tormenta la mente di una persona in ogni istante della giornata. Il professor Balducci, attraverso il suo studio, ha analizzato gli effetti di questa dipendenza sul benessere emotivo sia sul luogo di lavoro che nella vita privata, e ha riscontrato un impatto negativo straordinario.

L’aspetto più allarmante del workaholism è che non si tratta semplicemente di un eccesso di lavoro, ma di una dedizione patologica che comporta una compulsione eccessiva e incontrollabile verso il lavoro stesso. La ricerca ha identificato due dimensioni principali di questa dipendenza: da un lato, la compulsione, un impulso inarrestabile che spinge l’individuo a dedicare tutte le energie al lavoro; dall’altro, l’eccesso di lavoro, che si manifesta quando una persona continua a lavorare al di là dell’orario stabilito, persino a casa e durante le vacanze.

Nel corso dello studio, 139 impiegati d’ufficio hanno partecipato a test psicologici per valutare la presenza e la gravità della dipendenza dal lavoro. Inoltre, i partecipanti hanno utilizzato un’applicazione per monitorare il loro umore durante la giornata lavorativa attraverso brevi questionari. I risultati hanno confermato che le persone affette da workaholism riportano stati d’animo significativamente più negativi rispetto agli individui non affetti.

Incredibilmente, il workaholism ha dimostrato di influenzare negativamente l’umore non solo al di fuori del contesto lavorativo, ma anche durante le attività lavorative stesse. Questo va contro l’ipotesi che dedicarsi a un’attività desiderata possa alleviare gli stati d’animo negativi. In realtà, sembra che il sollievo iniziale lasci presto spazio a uno stato di scoraggiamento.

Inoltre, il professor Balducci ha esplorato le differenze di genere riguardanti le conseguenze del workaholism, scoprendo che le donne tendono a subire maggiormente gli effetti negativi di questa condizione, sia a livello psicologico che fisico. Questa disparità è attribuibile ai pregiudizi di genere che spingono le donne a investire maggiormente le proprie energie nella cura della famiglia piuttosto che nel proprio impiego.

Oltre ai problemi emotivi, il workaholism può avere un impatto devastante anche sulla salute fisica, aumentando il rischio di sviluppare disturbi come ansia, depressione e malattie cardiovascolari. In alcuni casi estremi, può persino portare alla morte a causa del sovraccarico lavorativo.

Questi risultati sottolineano l’importanza che le aziende e i datori di lavoro riconoscano questa problematica e agiscano per prevenire e limitare gli effetti del workaholism. È fondamentale creare un ambiente lavorativo che rispetti il diritto alla disconnessione e promuova un equilibrio sano tra lavoro e vita privata.